sedotto e abbandonato

Prendo la decisione di non badare troppo a quel che penso dovrei fare a favore di quel che mi fa star bene.

Vado in conservatorio perchè è bello sentire strumenti che rilasciano note nell’aria, mi ricorda certi pomeriggi a Venezia e pure il mio periodo delle scuole medie, quando suonavo nell’orchestra.

Stupidamente ignaro di esser capitato lì in pieno periodo dei saggi (con quanta facilità la memoria si scorda di cose che un tempo erano ovvie!) prendo appunti e mi organizzo per tornare a sentire le esibizioni.

Un caro amico di Facebook qualche giorno prima mi aveva chiesto se sto leggendo, io gli rispondo che ho un po’ di libri lì che aspettano, alcuni cominciati, altri mai aperti…

Mi chiede di fargli vedere che libri sono, non ne è particolarmente entusiasta. dice che se scegliessi dei libri belli di sicuro li leggerei fino alla fine.

La sua osservazione mi piace e siccome lui mi aveva fatto qualche proposta di lettura, guardo nella mia libreria in casa e trovo uno dei titoli da lui elencati.

Ottimo! mi porto il libro al conservatorio e mentre ascolto leggo. estasi!

Il programma è succulento: si va al conservatorio per sentire una maratona di musica da camera nel pomeriggio leggendo La morte a Venezia di Thomas Mann e si conclude con il concerto serale dei migliori studenti.

Mi tratto bene.

La lettura lì in sala non è fluente come speravo, mi accorgo di far fatica a mantenere lo sguardo sulle pagine, molto spesso devo rileggere ciò che ho appena letto perchè i pensieri mi portano da un’altra parte o perchè mi accorgo che quel che sto ascoltando è talmente bello che non posso non prestargli totale attenzione.

Incantevole è l’amalgama del flauto traverso con il violino quando trillano insieme…

Cala un po’ il sole e una professoressa accende le luci nella sala, la lettura mi diventa fastidiosa, così mi alzo e vado vicino ad una finestra, fortunatamente nascosta dietro ad una tenda tipo quinta teatrale, fantastico nascondiglio per stravaccarmi e ogni tanto guardare whatsapp senza sentirmi in colpa con gli altri che stanno ritti sulle sedie!

Chiacchiero con un bel ragazzo sconosciuto che mi chiede l’amicizia su facebook, leggo ancora un po’ di morte a Venezia e quando la maratona finisce mi sposto nell’altra sala dove si svolgerà il concerto serale.

Vado subito in fondo alla sala, nell’ultima fila di poltroncine, sperando di potermi alienare dal resto del pubblico, ma ecco che poco dopo l’inizio del concerto due vecchie maldestre vengono a sedersi proprio vicino a me, facendo rumore con le seggiole e parlando a voce troppo alta per i miei gusti.

“Ma è toscana?” dice una delle due rifedendosi al soprano cinese che stava cantando.

Un po’ volevo sgridarla ma un po’ mi inteneriva… questa vecchietta probabilmente mezza sorda, mezza orba e/o mezza matta che faceva commenti a voce alta come se stesse guardando la TV in soggiorno.

“No… è orientale!” le risponde la sua amica che mi sembra più in bolla.

Leggere Mann è sempre più complicato: il mio deficit dell’attenzione, la musica sublime e le vecchie rimbambite…

Fortuna che il telefono è riposto nello zainetto.

Sono anche abbastanza felice di notare che nessuno dei presenti sul palco e in sala sia particolarmente bello da distrarmi… perchè il radar è sempre acceso e se ti capita il bonazzo è finita!

Mi assaporo un bellissima romanza per trombone e pianoforte che mi commuove, la mente libera dai pensieri. penso di aver raggiunto l’apice dell’emozione… quando ad un certo punto…entra lui.
Si vede dall’inchino che ha un qualcosa in più degli altri, il suo viso e i suoi capelli mentre si accomoda al piano mi ricordano un mio ex tastierista che mi piaceva tantissimo, con una bocca da baci e il sorriso killer.

Comincia a suonare uno struggente brano contemporaneo, pieno di cambi di ritmo, dinamiche e molte pause. non riesco a staccargli gli occhi di dosso.

Quando lascia la testa cadere all’indietro, come a godersi le note, io perdo la mandibola, ogni volta che un suo polso si alza per andare da un’altra parte della tastiera il mio sguardo lo segue. sono ipnotizzato… e ancora alza il mento, con gli occhi chiusi, io sospiro.

Lo spartito non c’è… quel brano è dentro di lui, vibra con lui e io sono totalmente rapito.

Non ho nemmeno fatto pensieri sessuali… ammiravo la bellezza, del brano e dell’esecutore, chissà se le mie vicine di seggiola erano ammaliate come me. io non ho distolto gli occhi da lui un secondo.

Finita l’esecuzione. mi verrebbe da alzarmi in piedi e urlare “Bravo!” ma essendo un saggio penso che il pubblico è composto principalmente da parenti e amici, quindi non voglio dare nell’occhio. mi limito a seguirlo con lo sguardo mentre soddisfatto si inchina di nuovo, che sia gay? poco importa… mi ha regalato un momento magico.

Dopo di lui l’ultima esibizione. neanche la seguo… già penso che se poi lo dovessi incontrare nel chiostro mi farebbe piacere congratularmi, stringergli la mano e guardarlo da vicino. ci spero mentre tutti si alzano ed escono dalla sala. lo cerco, chissà se da vicino lo riconosco… sì sì, il taglio di capelli me lo ricordo… ma dove sei?

Andato.

Prendo il programma di sala, trovo il suo nome e lo cerco sui social. niente da fare…

Sarebbe stato bello.

Amen!

Quando ero all’accademia di belle arti di Venezia per l’esame di “teoria e metodo dei mass media” con Carlo Montanaro (che sia benedetto!) ho girato un cortometraggio in cui due persone che casualmente si notano ad un mercatino, vengono distratte dal pensiero d’amore e si perdono tra le bancarelle, intraprendendo una ricerca che li porterà alla fine davanti alla possibilità di incontrarsi e conoscersi, ma poi non succede.

La dinamica non è la stessa… il sensuale pianista non mi aveva rivolto attenzioni (penso!) ma comunque ho dovuto prenderla con filosofia, come i due personaggi del mio corto.in effetti è stato bello lo stesso.

Viva la musica!

Se qualcuno fosse curioso di vedere il cortometraggio di cui ho appena parlato, ecco il link:https://www.youtube.com/watch?v=WTIzABL-vus&t=136s

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7 thoughts on “sedotto e abbandonato”

  1. Io nn condivido quasi mai le mie musiche… sono una cosa talmente intima. a volte mi possono far scaturire brividi lacrime o stati d’animo talmente intensi che davvero faccio fatica a gestire…questo è il potere della musica per me!

    Liked by 1 persona

    1. A mio modo penso di essere un’artista e sono fermamente convinto che l’arte (la musica è una forma d’arte) debba essere condivisa sempre e comunque. Lasciamo invece che i nostri stati d’animo siano condivisi con le persone intime..
      Andrea

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  2. Caro Sandro, uno degli articoli più belli che hai redatto perché, in ciò che hai scritto, non c’era solo la contemplazione visiva del racconto da parte del lettore ma anche l’accompagnamento musicale di fondo. Complimenti!
    Questo racconto e questa tua vena poetica mi hanno pure a tratti commosso, e sarebbe stato il massimo della sublimazione romantica per noi lettori, se non fosse stato per quel piccolo neo…e cioè…l’immagine del tuo sguardo rapito dalle movenze fascinose del pianista e, al contempo, una parte della tua mente a pensare al telefonino, riposto nello zaino, ma connesso in chat con il belloccio di facebook.
    Comunque sono pronto a scommettere che la sera ti sarai poi consolato di questo abbandono post seduzione.😜
    Nel caso io avessi perso la scommessa siamo pari con il selfie autografato della Ferragni che hai promesso alla fine del racconto“Maledetta Beyoncé” e che non mi è arrivato.
    Un abbraccio
    Andrea
    P.S. Libro consigliato “Le vostre zone erronee” di Wayne W. Dyer

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  3. un paio di titoli un filo più “amichevoli” rispetto mann:

    le memorie di Adriano (yourcenar)
    Caino (Saramago)
    poesie d’amore e di vita (neruda)
    don Camillo (guareschi)
    gli spiriti non dimenticano (zucconi)
    elianto (benni)
    quando il rischio è vita (mauri)
    notre dame de fluers (geney)
    fuga sul Kenya (benuzzi)
    il mercante di stampe proibite (malaguti)
    la statua di sale (vidal)
    il vecchio ed il mare (hemingway)

    buona lettura 😉

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