il dado è tratto

Ho condiviso un post di una persona che parlava di quanto la nostra vita social ci consizioni nei nostri comportamenti, facendoci creare un’io virtuale che usiamo per accogliere consensi dagli altri in rete, che a loro volta agiscono per via del loro io virtuale.

Proiezioni dei nostri ego.

Tutti in cerca di visibilità, cuori, pollici, visualizzazioni, followers.

Tutto fila, in piena filosofia alla “Black Mirror”, gli extraterrestri non sono arrivati dal cielo, ma sono stati mandati in cielo (anzi… in cloud) da noi terrestri, che ad essere solo noi stessi ci annoiavamo un po’!

Noi che abbiamo tanti/troppi dati sensibili da tutelare, che dobbiamo indossare la maschera dell’impassibilità per uscire di casa, ma appena entriamo in rete diamo sfogo a qualsiasi tipo di fantasia e non abbiamo freni, anche da account diversi.

Ma noi siamo ancora noi, come nell’Europa a due velocità della Merkel, ci sono quelli che corrono nella banda larga e quelli che rimangono sull’asfalto, ma siamo ancora esseri umani, che hanno una vita fisiologica di base e poi possono avere una vita online.

Infatti quel post che ho condiviso è stato subito commentato da un mio amico di quelli che non hanno instagram, snapchat, twitter, tinder, wordpress, youtube, ecc…

Lui usa solo Facebook, per il resto è una persona che vive gran parte del suo tempo lontano dal monitor del telefono o del pc/tablet. uno “corporeo”.

Quest’amico molto semplicemente commenta dicendo che lui tutta questa morte di anime vendute all’indicizzazione SEO non la vede, ma che dei suoi amici su facebook le uniche persone che rispecchiano questa descrizione decadente siamo io e un altro.

Mi ha stroncato!

In effetti non ha torto per niente

Me ne sono accorto guardando mia madre, che fino a qualche mese fa facebook non sapeva nemmeno come si pronunciasse ed ora come me e i miei fratelli passa parte del tempo libero a scrollare bacheche e a scambiare opinioni e contenuti.

Perchè comunque essere collegati è divertente, è come essere seduti ad un tavolo, ma si è infinitamente di più!

Se poi siamo di quelli socievoli che amano condividere, di sicuro leggeremo della nuova serie di netflix o ci arriveranno di volta in volta le varie viralità (challenge e affini), che come le influenze battono a tappeto la popolazione e prima o dopo passano anche per te!

Ma questo è come si diventa, non siamo obbligati, non è irreversibile.

Si può ancora decidere di vivere con il corpo intero e non solo con le dita e gli occhi!

Alcuni di noi si faranno prendere la mano (in tutti i sensi) dalla modernità, ma altri potrebbero rimanere persone “corporee” …non intubate, ipnotizzate dal touchscreen.

Sono sicuro che se non dovessi coltivare il mio blog e i miei social con cui anche lavoro, potrei benissimo passare il tempo in modo “old school” come tante persone ancora fanno. In effetti ogni tanto lo faccio anche io!

La cosa pericolosa è che la rete è talmente vasta che si moltiplica esponenzialmene grazie a tutti gli utenti che la vivono e la interpretano, perchè ogni opinione diversa ci fa rivedere gli stessi contenuti in modo diverso! ogni notifica ci fa tornare nel mondo di Alice, al di là dello specchio, un mondo che ormai conosciamo molto bene…

Che poi oltre ai contenuti personali c’è anche la TV che entra sempre di più nei social, grazie ai reality, ai talent, alle gare, ai festival e così via..

Ma non dimentichiamoci che mentre navighiamo mentalmente, c’è ancora qualcuno che ci passa vicino in bicicletta, magari fischiettando!

Sarà per questo che le scuole sono in crisi.. perchè la scuola nuova è il tempo che passiamo online, scambiandoci informazioni, guardando tutorial, leggendo, studiando, imparando a vivere questa modernità in cui se ricevi molta attenzione per quello che fai poi puoi fare tutto! e poi ogni tanto c’è qualche intervallo, in cui distogli gli occhi dallo schermo, magari guardi il cielo, appena il tempo di accorgerti che sei pronto per rituffarti in rete!

Ora son tutti a guardare Chiara Ferragni quant’era ridicola da adolescente, ma lei e Fedez rappresentano il futuro.. di quelli che vorranno essere “selfie-made people”.

Forse non è poi così catastrofico come può sembrare…

Chissà com’erano le persone prima delle rivoluzioni industriali.. e come giudicherebbero la vita delle persone negli anni ’80 del XX secolo.

Quindi accogliamo il nuovo cercando di vederne il lato positivo.

Non starò qui ad elencare cosa per me è positivo di questa modernità perchè penso che ci metterò un po’ a capirlo. seppur io ci viva dentro fino al collo e di più..

Alla consapevolezza ci si arriva prima o poi

Intanto osserviamo con curiosità!

Meditiamo e descriviamo quel che ci succede. C’è tutto un nuovo mondo da scoprire.

E se il futuro fosse fatto di quasi completa comunicazione virtuale con piccoli momenti in cui dopo aver accuratamente selezionato le persone con cui di volta in volta avere delle esperienze “corporee” ci si concede di poter parlare o fare qualcosa di fisico?

Lo scopriremo solo vivendo.

La prima volta che ho visto Wall-E della Pixar, me l’ero un po’ presa per la proiezione di un futuro in cui erano tutti grassoni seduti davanti ad un monitor e non si accorgevano che stavano parlando a un centimetro di distanza l’uno dall’altro…

Magari non sarà esattamente così, magari impareremo a gestirla meglio questa modernità, ma qualche intuizione buona ce l’hanno avuta sul serio!

Come Jules Verne che aveva teorizzato i sommergibili prima che venissero inventati!

(questo era uno dei cavalli di battaglia di papà)

Allora non abbiamo paura di entrare in Matrix… Il nostro tempo bisogna viverlo!

Geronimooooooooooooooo!!!!!

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4 thoughts on “il dado è tratto”

  1. Ciao Sandro, asserisci che la TV sta entrando sempre di più nei social: magari!
    Io trovo invece che si sta verificando il contrario, infatti, da principio è comparso il televoto e/o il commento via social nei programmi televisivi in diretta …e fin qui nulla di male se si tenta di “svecchiare” il sistema televisivo avvicinandolo ai giovani.
    Recentemente invece si sta assistendo a format televisivi che incentrano parte del loro palinsesto sui commenti che i concorrenti si sono scambiati sui social nei giorni che hanno preceduto la registrazione, vedi i corteggiatori di turno in Uomini e Donne, gli scontri verbali tra Parietti e Lucarelli in Ballando con le stelle e così via.
    A tal proposito mi viene in mente mia nonna di 85 anni che vede Ballando con le stelle fin dai suoi esordi e mi chiedo cosa mai potrà capire di quei siparietti che fanno riferimento a dei commenti postati su Twitter?
    Il problema è che i reality hanno di reale solo in nome, dai talent vengono fuori i concorrenti che hanno più followers e dalle gare i concorrenti più social.
    Pertanto molti programmi vanno presi per quello che sono e cioè dei semplici contenitori trash di puro intrattenimento, ma non facciamoli passare per fornitori di servizi.
    Un abbraccio
    Andrea

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  2. ciao Sandro
    volevo farti notare un passaggio all’inizio del tuo articolo: tu parli di “vita social”. In queste due parole sta tutto il senso e il pericolo dell’articolo; l’espressione corretta da utilizzare sarebbe: “vita sui social media”: così sarebbe ancora evidente che si sta parlando di MEDIA cioè di uno strumento per vivere un pezzo della nostra vita sociale. Al contrario la forma sintetizzata “vita social” fa ormai dimenticare che stiamo parlando di strumenti per vivere una vita sociale ma diventano essi stessi vita sociale. Lo strumento dimentica di essere tale e diventa scopo e così non si usa per comunicare ma per “vivere”: se non pubblichi non esisti, non è importante cosa pubblichi ma è importante avere migliaia di “amici” o di “follower” anche se probabilmente non leggeranno quasi mai quello che pubblichi, solo così hai una “vita social”

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