tutta la verità, nient’altro che la verità.

Vi ricordate la campagna pubblicitaria della Diesel di qualche anno fa che aveva come slogan “Be Stupid”? …ragazzi che fanno una microcoreografia da sala giochi con un sottofondo musicale in stile minimal anni ’80.

Per quanto all’epoca io abbia detestato quella campagna (e comunque tutto il concept del “for successful living” mi sta un po’ sulle palle da sempre!) non posso negare che tutto quel mood “spavaldo/cazzone/stupido e fiero di esserlo” del brand di Renzo Rosso rispecchi in maniera molto limpida i tempi moderni, in cui essere vestiti “giusti” e passare il tempo a passare il tempo, senza fare realmente qualcosa di notevole, basti a farti considerare una persona di successo. un selfie azzeccato può valer più di tante buone azioni.

Certo quest’anno Diesel ha lanciato una bellissima campagna “make love not walls”, ma di sicuro è soltanto una voglia di cavalcare i temi d’attualità per fare incassi, d’altronde parliamo sempre di moda… e la moda si sà, può fingersi sensibile ai temi sociali, ma rimane sempre e solo una bellissima e spietatissima macchina commerciale.

(Oliviero Toscani perdonami)

C’è chi afferma che Diesel non faccia moda, ma sia solo abbigliamento che costa troppo rispetto al proprio valore effettivo, ma sta di fatto che il logo Diesel sta sugli elastici delle mutande degli escort che si masturbano su Cam4 tanto quanto Calvin Klein, Armani, D&G, Versace e Andrew Christian (che a detta di qualcuno è il più grande artista dei nostri tempi) quindi per facilitare le cose facciamo che è moda per tutti!

Ieri notte su canale 5 hanno dato il film sulla vita di Yves Saint Laurent, due giorni fa alla mostra di Patti Smith a Parma ho potuto guardare il video documentario sulla vita di Robert Mapplethorpe. Entrambi personaggi che hanno cambiato la storia del secolo scorso, entrambi con gravi disturbi psichici. Entrambi vittime di stili di vita viziosi e morti troppo presto.

Chi è mio amico su facebook sa che in questi ultimi giorni ho avuto qualche problema a causa di un viaggio intrapreso con “la persona sbagliata” e interrotto a metà, ma per fortuna!

Sono stati tre giorni di insoddisfazione e frustrazione a cercare di intrattenere un costumista teatrale ebreo con la fissa per la “bellezza” (che è sempre soggettiva) e le cose “speciali” …tenendo conto che dopo aver visto Venezia, Villa Pisani a Stra, Padova, Mantova, Sabbioneta, la Reggia di Colorno e Parma, questo mi viene a dire con tono annoiato e snob che le città italiane alla fine si somigliano tutte e quando ne hai vista una poi non c’è più tanto da meravigliarsi (e poi si mette a fotografare i cartelli pubblicitari del prosciutto di Parma, dato che è una specialità tipica del luogo).

Insomma: gente che è meglio perderla che trovarla.

Un artista (anche bravo) con un caratteraccio da artista (snervante), un po’ come Mapplethorpe, Saint Laurent e tanti altri (me compreso!).

Ma quello che mi ha smosso dentro il litigare con lui e il riflettere sulle vite dei due personaggi elencati sopra (Rob e Yves) mi ha portato a riflettere su quanto la vita contemporanea ci tolga a volte il sapore del farsi sorprendere dall’inaspettato, dalle piccole cose semplici, presi come siamo dal cercare la meraviglia, l’eccellenza e il meglio che c’è (sempre e solo seguendo recensioni di altri su tripadvisor e altre guide) perdendosi quelle belle epifanie di quando vedi antichi ruderi abbandonati lungo il tragitto, o quando chiedendo informazioni a un passante puoi ascoltare una storia e condividere un’esperienza con qualcunaltro, anche se solo per qualche minuto.

Yves Saint Laurent era felice due volte l’anno: alla sfilata della collezione primavera/estate e a quella dell’autunno/inverno. momenti in cui il suo ego veniva gratificato dagli applausi di stampa e buyers.

Robert Mapplethorpe da quel che ho capito è stato felice solo quando in punto di morte ha dato la sua festa di addio e (parole sue) si è vantato di essere il miglior organizzatore di eventi, fossero orge o cocktail party.

Tutta la sua vita prima di essere stroncato dall’AIDS è stata una nevrotica scalata al successo e alla ricchezza, guidata dal bisogno dell’affermazione di sè.

Quando sei uno che fa muovere soldi ti viene perdonato tutto, anche se sei uno stronzo di prima categoria o se sei umanamente arido e fai cambiare cognome a tuo fratello che segue le tue orme per paura che qualcuno possa scambiare le opere sue con le tue (sempre Mapplethorpe).

Se invece sei la miglior persona al mondo, ma non sei un grande imprenditore, un gran professionista o come si dice sempre in Veneto “un gran lavoratore” (o anche solo se non hai migliaia di followers o non sei uno che si vede alla TV) di te non gliene frega niente a nessuno, perchè nel mondo capitalista quello che conta è solo quanto punti all’alto della piramide e quanto riesci a diventare quotato in borsa, calpestando teste e anime.

Si, lo so.. niente di nuovo, però in questa affannosa corsa verso la morte che è la vita (perchè i grandi ideali ormai sono solo quelli che hanno grandi prospettive di guadagno e anche se stiamo buttando il pianeta nel cesso, finchè abbiamo i soldi per viaggiare e far festa finchè ce n’è… chissenefrega) a parer mio ci sarebbe MOLTISSIMO da fermarsi un po’ a pensare, come facevano gli antichi filosofi in riva ad un fiume o seduti su un colle.

La moda che ormai è diventata tutt’uno con l’arte e viceversa, questo grande organismo di stile e cupidigia che muove i soldi delle multinazionali ci sta fottendo alla grande.

Se ci sono le discriminazioni, il bullismo, le fobie interiorizzate, l’odio gratuito… tutte insieme che galleggiano su una base di insicurezza diffusa degli esseri umani che non sanno più da dove vengono e non sanno realmente dove vanno, è anche a causa dell’ossessiva cura per l’immagine e per l’opinione pubblica, che nel nostro piccolo parte dal “ma come ti vesti?” e dal “ciao cesseH!”.

Lo so.. sembra che divago, ma se riuscite continuate la lettura! grazie.

“Mentre il mondo cade a pezzi” (grazie Marco Mengoni) con bombe chimiche ed esplosive, campi di concentramento, epidemie di malattie sessualmente trasmissibili, e lotte di sgomitamento alla finale di Amici, ognuno sta solo sul cuor della terra ipnotizzato da uno schermo retroilluminato… ed è subito sera del giorno dopo… in after.

La vita di un giovane arrampicatore sociale del 2017 si basa su poche cose banali: un trolley cool, un cellulare carico, un’immagine perfetta, un ristorante “top” e un tavolo prenotato in un privè… e mentre il nostro bell’influencer spende il tempo ad alta quota nella poltrona business di un aereo arabo, tornando sulla terraferma giusto il tempo di una sfilata, un vernissage o una notte di chemsex in qualche hotel di lusso, forse potrebbe tornargli utile rielggersi il mito di Dedalo ed Icaro o la favola della lepre e la tartaruga. che se fino a qualche anno fa si usava spesso dire “ciccio, fly down” mi sembra che oggi sia più di moda dire “bello, spostati”.

Se per la legge karmica di causa ed effetto è vero che tutto torna, mi sa che la leggenda della torre di Babele fra un po’ ci ritornerà sulle teste in 3D… e stavolta non sarà un colossal cinematografico della Marvel.

Una volta si diceva: “il troppo storpia” e “chi troppo vuole nulla stringe”.

Di fatti poi, tutti questi grandiosi manager dai fatturati bilionari si ritrovano nelle loro gigantesche stanze vuote a farsi legare e frustare da qualche escort transessuale, con piatti di cocaina alla mano, pipette al crystal-meth e tanta voglia di calore umano, mentre magari le loro rispettive famiglie (ammesso che ci siano) sono da qualche parte a godere di ricchi conti correnti, ma una carezza e un bacio sulla fronte da parte di papà prima di andare a dormire se la sognano.

Come cantava Amalia Grè “io non pretendo di avere verità assolute, ti invito solo al tuo destino”, quindi se mi permettete una citazione della mia defunta nonna Anna Campagnolo che mi ha cresciuto insegnandomi che “vale più la pratica che la grammatica”, invito chiunque a guardare il film “Rat Race” di Jerry Zucker e riflettere fra una risata e l’altra all’insensatezza di tutto questo nostro pazzo mondo.

Tutti caghiamo e tutti moriremo, alcuni pochi fortunati non se ne accorgeranno nemmeno, ma la maggior parte di noi passerà gli ultimi anni della vita in qualche casa di riposo o in qualche letto d’ospedale/sedia a rotelle a combattere contro cancri e patologie varie. quindi a chi sputa alto o contro vento propongo di mettersi una mano sul cuore.

Invece di fare gli stronzi planetari e, come delle piccole Marie Antoniette di campagna, dare più importanza alle foto sul red carpet che ai nostri rapporti umani (che spesso e volentieri sono rapporti con le nostre rispettive immagini riflesse dagli occhiali a specchio dei nostri interlocutori che a loro volta si specchiano sui nostri) faremmo tutti bene a guardare il cielo senza stelle, respirare l’aria inquinata, ascoltare i rumori di una società schizofrenica e pensare che mentre le specie animali in estinzione vengono riprodotte da qualche software di videoproiezione, il futuro che diamo alle nuove generazioni di persone confuse e infelici è fatto di tossicità e intolleranza.

Vogliamoci bene, impariamo a riconoscere i nomi delle piante e quando andiamo in vacanza nelle Filippine o in Thailandia, riflettiamo su quanto potremmo migliorare la nostra qualità della vita a non essere ingordi di potere, visibilità e denaro, come invece i network ci spingono ad essere.

Gli anni ’80 non sono mai finiti. siamo tutti ancora paninari insolenti, che ascoltano musica elettronica e sparano cattiverie gratuite non necessarie su quelli vestiti o pettinati male, mentre sognamo di vivere nell’attico di un costoso grattacielo con una brutta vista sulla giungla urbana e la torre Telecom di Rozzano all’orizzonte (ogni riferimento a Fedez è puramente casuale!).

Tanto la sensibilità per riconoscere l’arte non ce l’ha più nessuno.

Si aspetta che qualche brand altisonante presti la sua firma a H&M per avere un vestito sintetico dal design simil-pregiato made in Taiwan e si fanno file infinite per biennali, triennali, expo, saloni, fiere, mostre, concerti ed eventi in genere, senza che nessuno ne capisca nulla! tanto ognuno è ossessionato dalla ricerca dell’amore che quasi nessuno sa più dare o ricevere, fra un’emoji e l’altra.

O più facilmente si cerca la scopata porca, l’orgia animalesca per riempire o farsi riempire di sborra, fra una bestemmia e una botta di qualche sostanza stupefacente.

Ovvio.. non parlo per tutti, ma vi ricordo che Silvio Berlusconi, prima di mettersi docilmente ad allattare agnelli (superati gli 80 anni con i miliardi presi dalla vendita del Milan ai cinesi), governò il nostro paese a suon di mazzette, festini con minorenni e barzellette.

Rimettiamo radici, fermiamoci in un posto che ha un valore per noi e miglioriamolo per migliorarci, dato che se stiamo distruggendo il nostro habitat è perchè in realtà nella nostra testa viviamo da qualche altra parte.. nello specifico sulle nuvole (in Cloud).

Ribelliamoci alla dittatura del “you better work bitch”, perchè penso che nessuno di noi preferisca sentirti come una mucca da mungere o un pollo da spennare.

Siamo esseri dotati di raziocinio e di sentimenti… facciamoli vibrare e risuonare.

Che si sia religiosi o meno: buona Pasqua a tutti.

Risorgiamo dalle ceneri come l’araba fenice.

Riconquistiamo la nostra umanità nel senso animale del termine.

Gli animali sono tutti in pace fra loro e non si approfittano delle specie più deboli per salire di livello.

Debelliamo il virus dell’ingordigia.

Non è comunismo, non è un delirio, non è utopia.

Se le rivoluzioni cominciano dal basso, risvegliamo la Rossella O’Hara che è in noi.

Domani è un altro giorno… mangiamoci una carotina rinsecchita trovata a terra e commuoviamoci al suo sapore modesto ma autentico.

Fanculo al Big Mac.

Be stupid? No grazie. Preferisco vivere!

“Give up yourself unto the moment.. the time is now” (Moloko)

 

 

 

 

 

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10 thoughts on “tutta la verità, nient’altro che la verità.”

  1. I migliori auguri di Pasqua che ho ricevuto. È il momento di fermarsi e di riflettere, di guardarsi dentro. Mi ricordo quando aiutavo mio padre a sguassare i campi sotto il sole cocente in estate e tra un cambio e l’altro che durava almeno tre ore, ci si stava sdraiati mezzi nudi sull’erba, all’ombra a guardare il cielo e le nuvole, a sentirsi parte della natura, a lasciarsi andare nella ozio e cullarsi fra pensieri che venivano avanti e indietro come un flusso continuo, con le narici solletticate dal profumo della soppressa. Fermiamoci un attimo e ritorniamo alle nostre radici.. buona Pasqua

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      1. Viviamo nella peggior dittatura finora esistita, quella del consumismo, caro Sandro. E purtroppo c’era qualcuno, Pasolini, che aveva provato ad aprirci gli occhi come un profeta ma è rimasto inascoltato. Buona Pasqua, Michele

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  2. Buona Santa Pasqua, Sandro.

    Credo fermamente che sia necessario un ritorno ai rapporti umani veri, nè sintetici nè virtuali.
    Pur non condividendo alcuni punti, credo fermamente che quello espresso con parole di fuoco nel tuo articolo sia un grido di tornare ad essere se stessi, al vero io, senza maschere.

    Trovando i veri se stessi, si trova la vera felicità.

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  3. Caro Sandro, è un po’ di tempo che ti seguo silente ma questa volta mi sento di risponderti sperando che tu possa trovare un momento di riflessione e magari conforto.
    Infatti sono rimasto molto colpito dal fatto che, che pur essendo caratterialmente diametralmente opposti (almeno per quanto ho potuto leggere su di te), ci accomuna quel senso di amarezza nel non sentirsi adeguati rispetto a tutti quelli che come tu dici “sembrano avere successo in quello che fanno”, forse perché, per quanto mi riguarda, sono abituato a guardare più spesso quelli che mi stanno avanti piuttosto a quelli che sono alle spalle.
    Mi spiego meglio affinché tu possa comprendere, io ho concluso tanti anni fa gli studi con profitto, ho un lavoro adeguatamente retribuito, sono indipendente, ho raggiunto una certa posizione economica, lavoro in una grande città, ho un buon rapporto con i mie famigliari; in sostanza avrei sulla carta TUTTE quelle certezze che tu lamenti di non possedere e di invidiare agli altri eppure io non sono soddisfatto ma il vero controsenso sta nel fatto che io ti ammiro e ti invidio perché sei la persona anticonformista che io non sono, fai il lavoro che ti piace e ti diverrete, hai girato il mondo e conosci molte persone.
    Mi chiedo come mai siamo così soddisfatti, non sarà forse perché “l’erba del vicino è sempre più verde? Oppure perché in questa dannata realtà conta solo ciò che appare rispetto a quello che realmente si è?
    Io ti dovrei reputarti una persona felice e soddisfatta, tu penseresti lo stesso di una persona come me, eppure non è così.
    Quindi Sandro mi sento di dirti di vivere senza condizionamenti, di fare quello che ti rende felice pensando che lo devi fare per te stesso e non per come gli altri vorrebbero che tu fossi. Se la tua indole non è quella di stare seduto ad una scrivania, non lo fare.
    Inoltre hai la fortuna di essere poliglotta, che ci stai a fare a Cavazzale? Vai in America dove nessuno ti giudicherà per quello che sei o per quello che fai.
    Sandro mi sento di dire vivi per vivere e non sopravvivere.
    Un caro saluto
    Andrea

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