Un passo avanti e due indietro

Da qualche giorno cerco di tenermi a mente certi aneddoti su cui scrivere degli articoli, ma forse è meglio metterli tutti insieme, perchè alla fine sono tutti tasselli dello stesso grande mosaico…

Stamattina ne Il Messaggero un articolo parla di una coppia di trentenni che decidono di mollare il posto fisso per andare a girare il mondo dato che in Italia non è possibile essere felici, poco dopo averlo letto un mio amico pubblica su facebook un post in cui dice che in centro a Milano, in un ufficio postale, si fanno battute poco rispettose sugli omosessuali.

Qualche giorno fa un mio conoscente commenta pubblicamente la mia partecipazione ad una serata informativa sul chemsex cercando di screditarmi poichè secondo lui io sarei uno che predica bene e razzola male (tenendo conto che questo ragazzo non è mai venuto a sentire quello che dico alle conferenze.. ma si vede che ha dei buoni informatori!).

Mentre faccio questo brain storming mi viene un mente il bellissimo film che consiglio a tutti: “I heart Huckabees” (cercatelo davvero! è fantastico), in cui tra l’altro si parla di questa “teoria della coperta” per cui tutte le cose del mondo e della vita sono collegate.

Sembra chiaro no? è ormai assodato che l’Italia sta affondando in sabbie mobili, poichè il brutto vizio della classe politica per cui invece di fare le cose buone e giuste si temporeggia a litigare per stupidaggini, sta prendendo anche sulla popolazione, per cui commentare sui VIP dei vari reality show diventa attività di grande speculazione filosofica contemporanea, mentre si scrive sui social che ci vorrebbe la rivoluzione, ma nessuno comincia a farla.

Però… riflettiamo… perchè, come quella coppia di cui accennavo sopra, si può sempre scegliere di rischiare (ricorda di disobbedire e ricorda che è vietato morire) e in barba a tutti quei coach che con la scusa di insegnarti ad uscire dalla zona di comfort ti tengono al guinzaglio e ti sfilano migliaia di euro, si può scegliere di percorrere piste non battute dagli altri in precedenza e fare quel che ci si sente, seguendo il proprio ideale di felicità.

-pubblicità- (nel frattempo mi chiama il medico di famiglia e mi chiede come sta la nonna, io gli rispondo che due settimane fa ero andato da lui per un’impegnativa e gli avevo detto che era morta. Lui imbarazzato mi dice che il suo cervello aveva rimosso l’informazione perchè per lui Anna è ancora viva… sorvoliamo!)

Tutta questa premessa mi serviva per raccontarvi questa cosa.

Qualche giorno fa sento un mio amico e mi dice che sta per fare sesso con un uomo sposato, mi invita ad unirmi a loro, accetto. vado.

Non è la prima volta che mi capita, ma per la prima volta mi sono trovato a fare sesso in una casa piena di giocattoli, disegni, scarabocchi sui muri e qualche biberon.

Io sono il primo a raggiungere l’orgasmo, mi stacco dal trio e mentre mi verso un bicchiere di prosecco guardo gli altri due che continuano. rifletto su quest’uomo con molti matrimoni alle spalle e molti figli (l’ultimo di pochi anni), che è lì con la sua bella fede al dito di una mano e la boccetta di popper nell’altra mano, mentre si è appena fatto penetrare da due ragazzi e poco dopo, mentre tornavo verso casa, mi avrebbe fatto sapere tramite il mio amico di essere molto contento perchè si sentiva ancora il culo aperto.

Tempo fa avrei usato questo racconto per puntare il dito su chi non fa coming out e prende in giro se stesso e gli altri, perchè ogni persona che ha atteggiamenti omosessuali dovrebbe uscire allo scoperto e dire: sono gay.

Ma quel giorno, mentre guardavo questo padre di famiglia che si godeva la sua mezz’oretta di sodomia, ho capito che forse chi si fa gli affari propri con discrezione vive molto meglio degli altri come me che si mettono in mostra e provocano gli altri a dare giudizi.

La psicoterapeuta con cui ho fatto un bellissimo corso di meditazione mindfulness (che consiglio a tutti) mi ha insegnato che utilizzare “sempre” e “mai” quando si parla è spesso pericoloso, perchè le generalizzazioni ci allontano dalla verità.

Quindi ho fatto in modo che quella singola esperienza non uscisse dai suoi confini, senza timbroclonarla e ipotizzarne la ripetitività.

Il mio amico che alle poste di Milano si è indignato per i commenti omofobi, ha deciso di star zitto e commentare sui social, mentre un’altra mia amica di cui non ho ancora parlato, in un contesto simile (anche se era in un bar a Vicenza) ha deciso di intervenire verbalmente lì al momento, difendendo il ragazzo preso in giro per la sua sessualità e invitando le persone che lo avevano umiliato a riflettere sulla povertà delle loro battute.

C’è chi si occupa degli altri e chi pensa per sè, chi agisce di impulso e chi riflette in silenzio. Ognuno ha il proprio pensiero e la propria esperienza, ma in qualche modo a volte capita che le dinamiche della conversazione sociale ci portino a contraddirci da soli.

Ieri uno dei miei migliori amici (gay) mi invia una barzelletta in dialetto veneto, che parla di un gallo vecchio che deve essere sostituito dal fattore con un gallo giovane. Il gallo giovane è pieno di energie e vuole cominciare a fecondare tutte le galline, quello vecchio gli chiede per favore di lasciargli almeno le galline vecchie. il gallo giovane e quello vecchio mercanteggiano e alla fine il vecchio propone al giovane una sfida in cui si prevedono dei giri di aia. il gallo vecchio parte prima perchè più anziano e quello giovane per guadagnarsi il pollaio deve superarlo e vincere la gara di corsa.

Nel vedere il gallo giovane che insegue quello vecchio, il fattore prende il fucile e spara, uccidendo il gallo giovane con la battuta finale: “è il terzo gallo culattone che mi vendono”.

In coda alla barzelletta c’era qualche riga di “morale della favola” in cui c’era scritto che una risata fa bene al cuore e se mandi questo messaggio ad altre persone non ti succederà nulla, ma avrai contribuito a far sorridere dei tuoi amici.

Io ho subito risposto al mio amico che secondo me non c’era nulla da ridere, perchè quella barzelletta racconta in realtà come i vecchi non riescano a rinunciare a quel che hanno e piuttosto di lasciare spazio ai giovani li mandano incontro alla morte.

Ognuno vede le cose dal proprio punto di vista, per questo tutti noi dovremmo agire secondo il nostro sentire, come quei ragazzi che hanno lasciato il contratto a tempo indeterminato per fare il giro del mondo, come chi esprime la propria sessualità di nascosto, come chi decide di ospitare in casa gli immigrati vedendola come una possibilità di guadagno, come chi decide comunque di rimanere in Italia anche se siamo alla frutta.

L’importante è dare meno peso alle opinioni di chiunque, perchè se ad un’opinionista viene data la possibilità di esprimersi su un argomento, non è detto che quella persona dica il vero e il giusto solo perchè ha una sedia e un microfono.

I media ci inducono pericolosamente a pensare che noi gente comune, cittadini non famosi, persone che non hanno sponsor e follower, non valiamo nulla se non per i soldi che versiamo e per gli indici di ascolto che contribuiamo a creare.

Ma assistendo all’ennesimo imbarazzante delirio senile di Vittorio Sgarbi, mi vien da pensare che forse dovremmo tutti guardarci dentro e vedere quanto c’è di bello in noi, senza per forza doverlo mostrare e metterci in competizione con gli altri.

L’abitudine di mettere tutto in piazza e alzare polveroni di parole inutili, ci fa solo del male, perchè ci distoglie dalle cose importanti e ci paralizza. perchè se la musica non è fatta solo di note, ma anche di pause e silenzi, così anche la cultura non è fatta solo di nozioni e informazioni che spesso sono edulcorate per motivi commerciali.

Siamo tutti cani che abbaiano, sempre, insieme, creando un gran frastuono.

E lo stare zitti non significa per forza essere calpestati, anzi.. c’è chi zitto zitto, quatto quatto, arriva dove vuole, mentre se stiamo troppo tempo attaccati alla tastiera, quando rialzeremo lo sguardo saremo ancora lì dove siamo sempre stati.

Alzati e cammina.

NB: abbiamo capito che il metodo Sgarbi (della ripetizione mantrica di una piccola frase mitragliata in faccia agli altri fino allo sfinimento) è stato assimilato da tutti e non fa più paura a nessuno. lasciamoli abbaiare i cani.. che tanto non mordono.

 

 

 

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1 thought on “Un passo avanti e due indietro”

  1. premesso che ognuno ha la libertà di fare quello che più gli aggrada, io mi sono sempre rifiutato di fare sesso con uomini sposati. In una società dove l’omosessualità è parimente accettata come l’eterosessualità non ci sarebbe alcun problema. Invece la stigmatizzazione dell’omosessualità è frutto principalmente della mentalità cattolica cioè: sposati fai figli scopati tutti gli uomini che vuoi e poi confessati così hai l’anima pulita. E allora no caro mio omosessuale cattolico sposato: non hai il coraggio di dire a tutti che sei omosessuale? e allora accetti di non scopare con gli uomini. Secondo me se tutti smettessero di fare sesso omosessuale con gli uomini sposati tempo un’anno e uscirebbero allo scoperto migliaia di sepolcri imbiancati. Un bello sciopero alla Lisistrata (però in questo caso sesso omosessuale con uomini sposati) risolverebbe rapidamente la guerra agli omosessuali (così come lo sciopero delle donne comandate da Lisistrata risolse la guerra)

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