Integrazione

Oggi è stata una bella giornata al lavoro: un moderato carico di posta, una temperatura clemente, incontri cordiali.

In particolare un signore di via Papa Giovanni XXIII, che stava fuori in strada a sistemare una siepe.

(in realtà dopo il forte temporale di Sabato sera che ha anche sradicato degli alberi, in tutta Rossano Veneto c’era gente che potava le piante. sembrava la giornata mondiale del giardinaggio!)

Si mette a parlare con me come se fossimo amici del bar appena gli porgo la busta, così senza motivo, scherza dicendo qualcosa riguardo lettere che arrivano da parte di fidanzate.

Il briciolo di senso del dovere che ho sviluppato in questi due mesi mi dice che dovrei tagliare corto e riprendere la gita, ma dopo un attimo di indecisione penso che ascoltare un signore a cui è presa bene di sicuro farà bene anche a me, quindi decido di spegnere il motorino ed ascoltarlo.

“Quando ero giovane e avevo la morosa, mia madre si sedeva in mezzo a noi sul divano perché non potevamo neanche toccarci.
Un giorno che io ero malato e la mia morosa era venuta a trovarmi, mia mamma si sentiva sicura perché stavo male e allora è uscita nei campi.
Nel giro di tre ore con la morosa mi era passato tutto e stavo bene!”

Come fa bene l’amore.

Ridacchiamo insieme e dopo averlo ringraziato e salutato, riparto.

Alla fine non ho nemmeno perso tutto questo tempo e sicuramente è stato molto meglio di qualcuno di quelli che sbottano in esplosioni di rabbia quando gli porto una multa…

Un altro giorno, qualche settimana fa, un signore di via XI Febbraio mi ha chiesto come stesse andando con il lavoro, erano quei giorni caldissimi di fine luglio e doveva aver notato in me un certo affaticamento.

Mi dice che ogni lavoro bisogna farlo con amore, stringendo i denti e cercando di dare il meglio, perché non è che se vai all’estero come fanno in molti i soldi te li regalano.
Lui da giovane era andato in Canada e là ha lavorato per un anno ad un dollaro l’ora, finchè il suo titolare non decise di dargli un altro incarico e pagarlo bene.

Se ti impegni in quello che fai poi i risultati arrivano.

Da lì poi ha cominciato a parlare dell’Italia e di come il paese oggi sia stato rovinato, mentre i suoi nonni durante la guerra erano morti per difenderlo.

Si era messo a piangere mentre mi parlava dei suoi avi uccisi sui monti e io ho versato qualche lacrima con lui nell’ascoltarlo…

Alla fine gli stringo la mano e riprendo la gita.

Oggi, sempre in via XI Febbraio, qualche civico dopo la casa del signore con cui mi ero commosso, una bimba era dietro al cancello che mi guardava sorridente mentre tiravo fuori le buste da imbucare, le consegno la posta in mano rispondendo al sorriso.

“Ero qui fuori che ti aspettavo!”

Corre in casa e parla di me con la sorellina più piccola, la madre mi saluta dalla porta.

Fare il postino non è poi così brutto…

Pure di Lunedì!

Ultime dalla campagna veneta.

Chiedo scusa per la mia latitanza.

Ho cominciato a fare il postino, neanche tanto vicino a casa, quindi quando rientro dal lavoro sono molto stanco.

Per quanto sia un lavoro duro, un po’ mi piace.

Mi sta mettendo alla prova, questo è certo.

La prima parte del turno di lavoro si svolge in ufficio, tra i casellari dove si infilano le lettere nell’ordine del giro che poi si farà per la consegna.

Ogni giorno tantissime buste, pacchetti vari, giornali e riviste.

Io e i miei colleghi siamo come le api nell’aveare, ognuno ha il suo piccolo spazio e nell’insieme c’è un gran brusìo di fondo.

Dopo le 8:15 circa sono pronte le raccomandate.

Da quel fatidico momento capirai se la tua giornata sarà più o meno un inferno, perchè le raccomandate (e a seguire le varie prioritarie) hanno la precedenza sulla posta ordinaria e richiedono molto più tempo per essere consegnate, dato che le persone non sono tutte in casa pronte ad aspettarti di fianco al citofono con la penna in mano!

Quando hai intorno alle 40 raccomandate sai che potrai consegnare tutto il carico di posta abbastanza tranquillamente, ma ci sono giorni in cui te ne arrivano dalle 80 alle 100 e più… lì ti caghi in mano!

Se non le consegni tutte non muore nessuno, una volta rientrato in ufficio le lavori come non consegnabili e te le ritrovi il giorno dopo in aggiunta a quelle nuove che ti arriveranno.

Quindi in pratica il sabato mattina, che non arriva posta nuova, si va a consegnare tutto quello che è rimasto dai giorni precedenti e nonostante questo rimane sempre qualcosa che si accumulerà il lunedì successivo.

E’ una maratona di imprevisti, imprechi e improvement.

Il lunedì ti sembra sarà impossibile arrivare al mercoledì, ma poi il giovedì arriva così veloce che sei contento sia già venerdì… e il fine settimana vola che non te ne accorgi!

Magari per molti di voi che sono abituati a questo genere di dinamiche verrà da sorridere… anche a me in effetti!

Mi sembra come vivere in un’altra dimensione rispetto quella a cui ero abituato.

Eppure quella corsa contro il tempo, in cui anche la pausa pranzo viene sacrificata per non perdere l’occasione di consegnare di più e poter rientrare un po’ più soddisfatto, mi stimola a dare il massimo e mi fa sentire come Super Mario, in lotta per la sopravvivenza fra cani rabbiosi che saltano fuori dai cortili e sciami di vespe che si nascondono nelle cassette di campagna, pronte a pungerti le mani!

Chissà come arriverò alla fine dei primi due mesi di contratto…

Magari nelle prossime settimane il tragitto mi verrà più naturale, i civici e i cognomi comincerò a ricordarli e andrò spedito come una freccia!

Imparerò quali sono le cassette bomba con i nidi di vespe e diventerò un senior nel dribbling dei semafori e nel riconoscimento degli edifici.

Oggi in una via ho anche notato per la prima volta un terreno edificabile in vendita, è bellissimo, un piccolo parco con grandi piante fra due file di casette.

Mi vien voglia di comprarlo per salvare quegli alberi maestosi e invece di raderli al suolo per costruire una villetta come penso farebbe chiunque dato il contesto residenziale, portarci una roulotte ed essere proprietario di tutto quel verde.

Vedremo…

Comunque “il postino suona sempre due volte” non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti e no, non capitano bonazzi in asciugamano che ti aprono la porta chiedendoti se ti va un pompino!

Il mood generale di chi incontri per le case è questo: “porti disgrazie? sarà mica una multa, no? di nuovo? ma me n’è arrivata una l’altro giorno!” (bestemmie).

Ecco…

Pacco…

Stacco.

🙂

 

 

 

 

 

A che ora è la fine del mondo?

Stamattina in sala d’attesa per i vaccini c’era un monitor su cui si vedeva Focus TV.

Animali dell’Africa: Giraffe, Elefanti, Leoni…

Ma perchè gli animali africani sono così giganteschi rispetto a quelli europei? forse per lo stesso motivo per cui i neri ce l’hanno più grande dei bianchi!

Pubblicità: Come finirà il mondo, stasera alle 22:00.

Il ragazzo dell’accettazione è tutta la mattina che batte il tallone a terra, ha i capelli lunghi e una flemma abbastanza fastidiosa, ma almeno non parla in dialetto!

Dopo lunghe attese tocca a me, entro in ambulatorio convinto di fare i miei vaccini e invece mi mancano i documenti delle mie ultime visite… a me non sembrava mi fossero state richieste e secondo loro non gliel’avevo detto che sono sieropositivo.

Io mi irrito, discutiamo un po’, io cerco di farmi vaccinare anche senza documenti, ma la dottoressa tira fuori l’argomentazione vincente: “ci accusano di leggerezza e i vaccini che sei venuto a fare sono molto forti, quindi non ti somministrerò nulla finchè non saprò come stai di salute”.

Ritornerò la settimana prossima.

Nel frattempo ritiro i miei documenti da mandare alle poste italiane perchè comincerò a fare il portalettere. chiamo il mio medico per chiedergli una dichiarazione di idoneità al lavoro. lui mi rimbalza al distretto sanitario.

Al distretto davanti a me ci sono due uomini brutti, il primo parla a voce altissima con un accento delle mie parti fastidiosissimo, deve vaccinare la figlia.

L’altro è appena diventato padre e con la voce roca di uno che fuma tanto o che lavora in laboratori chimici chiede di regolarizzare sua figlia Vittoria per avere un pediatra.

Entrambi sembravano non essere le persone più sveglie della terra.

Io mi chiedo perchè tanti casini per dare dei figli alle coppie omosessuali, mentre gli etero possono anche procreare per sbaglio e va tutto bene!

Arriva finalmente il mio turno e quando chiedo il certificato la signora allo sportello mi dice che per la normativa del 2013 non c’è n’è più bisogno per i lavori di dipendente pubblico, io le rispondo che poste italiane vuole quel certificato altrimenti non mi assume. Lei telefona ad un medico di sua conoscenza e ribadendo la sua tesi (facendomi anche fotografare il testo della normativa) mi rimbalza al mio medico di base.

Mi sento come in Asterix e le 12 fatiche quando va per uffici a Roma.

La ragazza che accoglie i pazienti dal mio medico di famiglia la vedo spesso in giro quando esco a bere con gli amici, quindi ogni volta scambiamo qualche chiacchiera. ero da solo in sala d’attesa e quindi abbiamo potuto sparlare del dottore, che anche a detta della signora del distretto non è di certo il meglio che c’è.

Parte una chat infinita fra il medico e la receptionist al computer, perchè parlarsi a voce aprendo la porta dello studio pare da uomini delle caverne, mentre faciliterebbe molto le cose, ma lui di là ha l’aria condizionata, lei di qua ha il ventilatore.

Il dottore ha molto da fare e non può rilasciarmi la carta al momento, devo tornare un’altra volta. gli faccio comunicare che ho urgenza, che mi serve per lavoro… lui risponde dal suo computer nell’altra stanza che anche lui è preso dal lavoro e non può ricevermi ora.

Se mi avesse detto di sì subito, mi avrebbe stampato un foglio in meno di 2 minuti e sarebbe tornato a fare le sue cose importantissime, ma alla fine vince lui. tornerò nel pomeriggio.

Qualcunaltro magari sarebbe stato più combattivo, avrebbe alzato la voce e cercato di avere quel che voleva, ma aspettare qualche ora non mi costa così tanto.

Torno a casa per mangiare e ripenso alle persone che ho visto stamattina nelle varie sale d’attesa e per la strada. Tante persone silenziose con il proprio cellulare in mano.

Magari stasera guarderanno “come finirà il mondo” su Focus TV.

Per me il mondo per come lo conoscevamo o pensavamo di conoscerlo è già finito.

Qualche settimana fa mi ha scritto un ragazzo di 12 anni su instagram, esordendo con: quanto ce l’hai lungo?

Da lì è partita una conversazione prolungata per tutto il giorno con videochiamata finale la sera. lui mi parlava con i suoi amici di 10 e 8 anni mentre giravano per un paesino calabrese con le biciclette parlando di come diventare famosi con le app, io gli ho presentato mia madre e ho cercato di capire se fossero stati promossi a scuola.

E poi se lui stesse vivendo bene la sua omosessualità.

La cosa che mi ha un po’ spaventato è che se non trovavo il modo di farlo smettere non si sarebbe fermato di scrivere, videochiamare, inserirmi in chat di gruppo con i suoi amici, mandarmi foto e chiedermi se gli volevo bene.

La cosa mi rimanda a quando facevo il cameriere e vedevo le famiglie a tavola con i bimbi incollati ai tablet per farli star buoni, li vedo ancora.

Mi immagino gli insegnanti che in classe non possono nulla contro il potere dei cellulari.

Poi alcuni ragazzi a 20 anni si suicidano, altri fanno i bulli a scuola, altri vengono ad infastidirmi al parco mentre sto leggendo, parlando di scarpe della Nike ordinate su Amazon tra un diocan e un dioporco.

Intanto le inserzioni sponsorizzate su facebook mi mostrano giovani mamme che tengono in mano banconote da 500 euro con sguardo provocante e allusivo, mentre tengono un neonato in braccio, la didascalia è del tipo: “prima facevo la fame e ora sono la ragazza madre più ricca di Milano! scopri come puoi fare soldi anche tu con un click”.

Qualche giorno fa ho letto la notizia che in una scuola di non so dove l’ultimo giorno di lezione si è trasformato in tragedia, con fumogeni e risse. I commenti degli utenti: che generazioni pessime abbiamo creato…

Qualche giorno prima ancora mi chiama una ragazza da un istituto di logosofia romano che mi chiede una collaborazione senza sapere chi sono e che cosa faccio nella vita, perchè il contatto gliel’ha passato un’altra persona che non mi può dire al telefono.

Sarà che siamo tutti perennemente distratti e ognuno pensa a farsi gli affari suoi con i paraocchi come i cavalli, ma comunque il caos regna sovrano.

Anche io ci sono dentro e anche voi.

Gesù aveva 12 follower e ha fatto la storia, io ne ho quasi 3mila su instagram (che fra l’altro non sono niente), quasi 30mila su twitter e sono comunque un signor nessuno rispetto a Beyoncè o a Chiara Ferragni!

Giornalisti che trovano divertente far battute sul fatto che nelle scuole di addestramento per kamikaze in medio oriente si siano ritrovati quantitativi importanti di vaselina… sai… essendo tutti maschi… sai com’è… eheheh…

Altri giornalisti che mentre intervistano personaggi politici parlando della crisi del PD cominciano un ping pong di freddure con l’ospite di turno su quanto fa schifo il caffè che fanno negli studi di La7… ma come? sei ospite qui e mi dici che il mio caffè non è buono… beh sai.. nella vita ingoio di tutto, ma un caffè peggiore di questo…

Se questa è l’aria che tira… siamo messi bene!

Probabilmente dovrei chiudere certi canali e puntare in alto, cercando di risalire la piramide gerarchica per accorgermi che più in su c’è gente illuminata, che non si cura di 6 miliardi di anime stupide che pagano contributi o spacciano telefonini sperando di partecipare ad un reality, ma che dai loro yacht, elicotteri, attici, VIP lounge, satelliti, cercano di salvare il pianeta dagli sconvolgimenti climatici e generare più benessere per tutti aiutando economicamente la ricerca scientifica per debellare le malattie.

Ho un po’ paura che questa proiezione sia parecchio diversa dalla realtà, perchè se tutte le aziende vogliono che ogni anno il fatturato cresca, mi sa che ai vertici di tutto ci sono solo persone avide che soffrono di sindrome da accumulo compulsivo.

Solo che ai miliardari le malattie forse non le diagnosticano.

Intanto cercherò di essere il miglior postino di Bassano del Grappa…

E poi… se per caso cadesse il mondo… io mi sposto un po’ più in là.

…è quasi l’ora di andare al dottore.

In fondo è la legge di Darwin. le specie che si evolvono sopravvivono.

In questa società spietata di oggi, solo gli stronzi vanno avanti.

You better work bitch!

 

 

Romeo cerca… Romeo

Mi sono imbattuto in questo gruppo di Facebook, non ricordo nemmeno come, magari qualcuno me l’ha suggerito…

Ragazzi che cercano ragazzi per frequentazioni serie e relazioni stabili.

Si chiama: Romeo cerca… Romeo.

Il meccanismo è il solito da app: metti una tua foto, scrivi una breve descrizione (che in questo caso è quasi sempre un’indicazione geografica) e aspetti che gli altri utenti ti valutino ed eventualmente ti contattino.

Al contrario delle app qui non ci sono dimostrazioni di sex appeal, niente foto provocanti, si punta all’essenza della persona così com’è, in sobrietà.

Scorrendo le varie foto dei candidati Romei mi sono intenerito nel percepire una certa purezza nel modo di porsi, naturale, senza cercare di far breccia in modo particolare nell’immaginario della comunità con frasi ad effetto e foto calcolate come nelle app da macelleria a cui siamo abituati.

Qui ogni candidato si mostra nella sua normalità, in modo umile e dignitoso.

Ero tentato di scrivere qualcosa nella bacheca del gruppo, augurando a tutti di trovare l’amore, ma non volevo venisse percepito come una presa in giro. non siamo molto abituati a farci le carinerie fra di noi nel mondo degli omosessuali.

Bitch please!

Comunque dopo la Cirinnà di coppie che si uniscono civilmente se ne vedono molte e guardare le foto dei novelli sposi ti fa venir proprio la voglia di trovare l’amore…

Che poi anche gli inossidabili del sesso per il sesso, i promiscui e gli orgiastici alla fine hanno bisogno di amore come tutti gli altri, o forse di più!

Una volta mi è successo di essermi trovato con due ragazzi per fare sesso e durante la serata ad un certo punto abbiamo cominciato a mettere video su youtube e siam finiti a cantare “Fortissimo” di Rita Pavone abbracciati come le ragazze di “Non è la Rai”.

Facciamo tanto quelli col cazzo duro e poco quelli col cuore tenero.

L’altro giorno ero andato ad un pranzo informale in giardino con piscina da un amico in campagna, si era una ventina di ragazzi.

Ad un certo punto del pomeriggio a me girano le palle e decido di andar via, lasciando un po’ di bocconcini succulenti che avevo puntato in piscina, ma amen… se per una volta non cucco mica muoio!

Prendo la borsa, vado verso l’auto, ma decido di sedermi sotto un albero a respirare prima di pensare a come riorganizzarmi il resto della serata.

Giusto il tempo di poggiare il culo ed ecco che arrivano i genitori del mio amico, che abitano lì di fianco, e cominciano a chiacchierare con me.

C’è voluto pochissimo perchè mi distogliessi dal mio giramento di totani per assistere ad uno spettacolo di prosa (in un rodigino misto ferrarese che mi fa simpatia) incantevole e a tratti commovente.

Una coppia d’altri tempi, che mi racconta di percocche (i frutti che nascono dall’incrocio di pesche e albicocche), di interventi chirurgici miracolosi, del mercato in piazza e dei loro caratteri, il suo di lei e il suo di lui.

Lui sedeva in una seggiola di fianco a me, lei più avanti stava sull’erba con le ginocchia raccolte nelle braccia, guardava l’orizzonte e giocava con i cani.

E’ questo che cercano tutti quei ragazzi su “Romeo cerca… Romeo”.

La costruzione di un rapporto d’amore vero, quello che ti fa invecchiare insieme.

Sentirsi una famiglia e vivere da tale, come da sempre possono fare gli altri, quelli che si amano fra sessi diversi.

In prima superiore la professoressa di religione cominciò la sua prima lezione scrivendo questa frase alla lavagna: “l’essere umano è un animale sociale”.

Con questo non si riferiva ai social network o agli aperitivi, ma al fatto che anche se nasciamo soli e moriamo soli, il tragitto ci piace farlo in compagnia.

Questo mito individualista del capitalismo americano ci ha portati a star tutti male, ma se tutto nella storia è ciclico arriveranno tempi migliori.

Comunque anche se oggi tutti viviamo nel mondo creato dalla silicon valley, con il porno, i filtri, il bullismo e i follower, la dolcezza si fa largo lo stesso… come i fili d’erba che crescono nell’asfalto.

Cari Romei… buona fortuna!

 

 

Giovani carini e…

Suona il campanello, mamma risponde.

“Sandro.. aspetti visite? c’è un ragazzo che dice di avere un appuntamento.”

Mi ero dimenticato che la settimana scorsa avevo dato il nominativo ad una ragazza che mi ha fermato al centro commerciale e mi ha dato un buono sconto di 500 euro per comprare un letto.

Guardo fuori dalla finestra. è un ragazzino giovane, ben vestito.. carino pure!

Scendo dalle scale e vedo che ha un borsone gigante, ci presentiamo, lui è meridionale.

Mi sorride, gli sorrido… sembra dolce! Lo aiuto a portare su il borsone.

Entra in casa e comincia la consulenza: materassi, reti… parliamo e cerco di capire se mi guarda come lo guardo io.

Mia mamma taglia corto, perchè al momento non vuole spendere tutti quei soldi, lavora anche lei nel commercio e cominciano a parlare delle loro rispettive aziende.

Nel frattempo gli porto un bicchiere d’acqua, una lavetta per asciugarsi il sudore (andare in giro con questo caldo in giacca e borsone non perdona) e alla fine gli metto su un caffè.

Si decide che accompagnandolo giù mi darà il suo biglietto da visita, così magari l’anno prossimo mia madre lo chiamerà per comprargli il letto, dato che sembra un ragazzo serio e sembra seria pure l’azienda.

Lui ha 23 anni, monitoravo i suoi sguardi anche mentre mettevo su il caffè, in effetti mi guardava.

Arriviamo all’auto e mi dice che se voglio mi da il suo numero perchè i biglietti da visita non li trova.

Ha un altro appuntamento a Vicenza stasera alle 21.00, lui è di Ischia, ma al momento sta dalle parti di Verona, gli dico cosa può fare oggi pomeriggio per passare il tempo.

Prende del tabacco e gli dico che se mi offre una sigaretta ce la fumiamo all’ombra e continuiamo a chiacchierare…

“Conosci qualche bella serata qui in zona?” (è in Veneto da pochi giorni)

Gli parlo dello Skylight che è vicino a dove abita lui.

“Eh si.. sarei andato ieri sera ma mi sono addormentato. Devo trovarmi una fidanzata”

Cazzo, non è gay.. ma allora perchè mi guardava? magari è solo timido.

“Ma è vero che le ragazze qui in veneto sono più porche?”

Peccato… comunque è simpatico, gli spiego un po’ di come funziona in Veneto.

“E… la droga?”

Io rido! gli spiego che non sono molto ferrato perchè non sono mai stato quello che se la andava a comprare, ma nel mio ruggente passato la usavo per lo più perchè offerta o procurata da altri.

Finiamo la sigaretta, ci salutiamo e lui sale in auto.

Mi sento vecchio…

Non so se sono più sconvolto per aver fantasticato sull’ipotetico flirt che non è andato o per la tranquillità con cui mi ha chiesto informazioni su come procurarsi sostanze chiedendomi anche rapporti qualità/prezzo..

23 anni…

32 anni…

due universi al contrario.

Lui che si affaccia al mondo del lavoro, sull’auto aziendale alla scoperta del nord con la voglia di far festa.

Io che cerco di star lontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini per cercare di trovarmi un lavoro serio prima che sia troppo tardi.

“and isn’t it ironic? …don’t you think?”

Alanis Morissette docet.

Mi preparo per andare a fare il mio concerto ad una sagra paesana, davanti a famiglie tradizionali e ragazzi birraioli che parlano di figa, mentre i miei ex amici di merende mi mandano messaggi per raccontarmi che sono svegli da tre giorni a drogarsi e scopare con ragazzi random pescati dalle app.

Il sabato del villaggio VS. il weekend prolungato degli appartamenti con la fibra ottica.

Tutto molto interessante.

Andiamo a lavorare.

 

 

l’acqua calda va comunque scoperta.

Stamattina Andrea (non il Fabbretti) mi ha mandato i miei curricula.

Gli avevo chiesto di darmi una mano a sistemarli e lui l’ha fatto. Grazie!

Mi sono stupito nel leggere tutte le mie esperienze professionali elencate per bene, perchè finora ogni volta che mi accingevo a scrivere o aggiornare il curriculum mi dava noia che fosse più lungo di una facciata… e allora riassumevo, non accorgendomi che così facendo toglievo importanza a quello che avevo fatto e alla fine al mio valore.

Tutto torna.

Guardando la lista delle mie carriere (come suona bene!) elencate accuratamente e dignitosamente da un’altra persona ho capito che avere il curriculum lungo due facciate non è poi la fine del mondo… anzi mi son sentito scemo ad aver sempre preferito presentarmi in versione ridotta.

Andrea l’ho conosciuto tramite questo blog. mi ha scritto, gli ho risposto, è nata una simpatia che si sta tramutando in amicizia.

Anche il colloquio di lavoro che farò venerdì (subito dopo aver sostenuto l’audizione per il musical dello Zecchino d’Oro!) mi è arrivato tramite il blog… Beppe Grillo levati!

Dopo tutte quelle domande che ho lanciato all’universo dalla panchina del parco qualche giorno fa mi sembra che l’universo mi stia dando delle risposte, o forse più semplicemente ora ho bisogno di vedere quel che prima non ero disposto a vedere.

Non ero disposto ad avere stima di me stesso, perchè era più facile sottostimarmi ed aspettare che qualcuno venisse a consolarmi dicendomi tante cose belle sul mio conto, che con quella fastidiosissima finta modestia puntualmente negavo.

Quando Simona Ventura a X factor mi disse (e me l’ha detto per due volte a distanza di due anni) che non credevo abbastanza in me stesso io mi arrabbiai molto, perchè mi sembrava una stronzata, ma col senno di poi devo ammettere che aveva ragione.

Apro parentesi.

Da buon veneto non sono abituato ad usare il passato remoto, qui da noi non si usa, ma sto cercando di familiarizzarci, perciò se ogni tanto sbaglio ad usarlo chiedo perdono.

Chiudo parentesi.

In effetti anche quando a 18 anni mi presentai ai provini di quel che all’epoca si chiamava ancora Saranno Famosi (Amici) dopo aver cannato in pieno l’audizione di canto mi misi in fila per fare quella di recitazione, cambiandomi un po’ il look per non farmi riconoscere… ma poco prima che fosse il mio turno mi prese la paura e me ne andai.

Negli anni ho sempre accusato i miei genitori (papà soprattutto) di non avermi mai incoraggiato a dare il massimo e a credere nei miei sogni come vedevo fare dai genitori degli sceneggiati americani in TV, ma ripensandoci non ne avevo mica bisogno… perchè se il messaggio che volevo sentirmi dire da papà io già lo conoscevo, non risparmiavo tempo e delusioni a dirmelo da solo?

Ho sempre invidiato quelli che “mi sono fatto da solo”.

Provavo fastidio nell’assistere a grandi successi di persone mosse da autodeterminazione, perchè io me ne sentivo privo.

Eppure per andare a scopare e a far festa mi sono sempre impegnato tantissimo!

Kung Fu Panda docet.

A pensarci meglio però, sono sempre stato un iperattivo che ha fatto tantissime cose, solo che per paura di fallire in quello che realmente volevo, non mi sono mai dato veramente al 100%, anzi alle occasioni buone invece di tirar fuori le palle mi nascondevo dietro a giustificazioni che mi portavano inevitabilmente a fallire.

Quando Fabio Serri del M.A.S di Milano mi convocò per un ruolo nel musical “Priscilla la regina del deserto” io ero terrorizzato perchè non mi sentivo abbastanza muscoloso, avevo la psoriasi (ma poi dalla platea chi cazzo se ne accorge?) e non mi sentivo stabile sui tacchi, il mio registro alto non era forte (ed esercitarsi par brutto?) quindi in preda a tutti questi dubbi, nonostante fossi stato chiamato al call back decisi di non presentarmi, perchè avevo paura di far brutta figura davanti ai produttori australiani.

Così quando andai, dopo 3 anni che girava, a vedere Priscilla, mi mangiai le mani capendo che occasione avevo gettato alle ortiche.

E la lista dei miei fallimenti è lunga, così lunga da indurmi a pensare di non meritarmi niente perchè non ero in grado di fare una cosa giusta.

Invece era solo che mi soffermavo a concentrarmi sulle sconfitte, che guarda caso avvenivano sempre in occasione delle prove importanti e molto spesso perchè ero io a scappare prima.

In pratica facevo come Bastian ne “La storia infinita 2” che sul trampolino fingeva di avere un crampo per evitare di tuffarsi.

Quanto è stupido lamentarsi del fallimento quando non si è lottato per il successo?

Sandro Sandro… ce n’è voluto per accorgersene!

Chi si sarebbe accorto di Ariana Grande se lei non si fosse impegnata a caricare i suoi video su Youtube?

Guardare il documentario su Maurizio Cattelan è stato come vedere la mia vita alla “sliding doors” in cui lui è ovviamente il “me” a cui è andata bene, mentre io seduto sulla poltrona del cinema sono quello sfigato!

Ma adesso che me ne sono accorto (halleluja!) mi sento stranamente come se non mi importasse più.

Tutti i rimpianti e i rimorsi che finora erano il disco rotto del mio sovrappensiero ora li vedo come fatti accaduti che appartengono al passato.

Magia!

E ho imparato pure a dire di no alla droga.

Ieri ero al pranzo di battesimo del figlio di mio cugino Andrea e a tavola mia cugina Elena mi racconta della Marzia, la figlia autistica di sua sorella, che senza che nessuno le avesse mai insegnato a leggere è riuscita a fare un test a risposta multipla totalizzando il 100% di risposte esatte.

C’è sicuramente del genio in famiglia e se è vero che io e Marzia ci somigliamo (in effetti spesso mi sento autistico anch’io) allora è anche vero che non mi serve un attestato firmato da qualcunaltro per tirare fuori le mie capacità.

Lo sapevo che Neo di Matrix mi stava dicendo qualcosa…

Meglio tardi che mai!

 

 

 

Una * ogni tanto.

ho avuto 3 grandi migliori amiche.

Giulia, Eliana, Mary.

Giulia viveva in simbiosi con me fino alle superiori, poi compagni di ballate e poi qualche suo tentativo di non farmi scopare in giro e addio. ti ignoro totalmente.

Eliana è stata il mio grande amore. Quando è morta sua madre io non mi rendevo conto della perdita e non l’ho mai cercata. poi le ho dedicato il mio cortometraggio di cui era protagonista e le ho detto che ero sieropositivo. dileguata anche lei.

Mary era la pazza insicura, che amava la musica elettronica e ci si fermava ai semafori con le canzoni sparate alte e ballavamo durante il rosso in strada.

poi si è fidanzata e io non ero più cool per lei. e poi le dispiaceva tanto che ero malato.

Poi c’è stato Luca, Epostrofeos.

…e poi c’è comunque stato Leo.

Oggi mi sento solo, molto solo.

Mi annoio molto.

Tutte le persone che vorrei vicine sono lontane e non mi rimane che spiarle sui social.

Ho tante idee come sempre e stavolta cerco di canalizzarle per far finalmente qualcosa di buono.

Ce la faccio stavolta e ce la farò ancora!

Ci pensate mai a come i dialoghi scritti da autori che ascoltiamo tutti i giorni in televisione (dai programmi ai film ai telegiornali alle canzoni) ci suggeriscono come dire cosa… in certi momenti?

E si possono ascoltare o no.

Avanguardia Pura…

Non solo frasi “letterarie”, ma anche espressioni gergali

Tipo le bestemmie, i modi di dire alla milanese e i viva la figa!

…e i “foto del cazzo” “a o p?”.

Ieri stavo per dire ad una persona: pagherai per questo.

ma era un commento preso dal cinema e messo lì con tempi televisivi…

…non era quello che intendevo dire veramente io. o forse sì?

Dilemma Inutile o Amletico?

SHEKSPIER IN LOV.

ad Andrea Fabbretti.